Nell’ultimo periodo alcune testate giornalistiche hanno riportato la notizia, già diffusasi tramite chat e social, secondo la quale i software di intelligenza artificiale sarebbero in grado di diagnosticare con un alto grado di sicurezza la malattia da Covid-19 su immagini TC e sulla possibilità di screening di massa con TC o con ecografie.
Poiché attorno a questo tema pare esserci parecchia confusione, la Società Italiana di Radiologia Medica ed Interventistica SIRM, quale unica società scientifica italiana di area radiologica accreditata presso il Ministero della Salute, ha deciso di fare chiarezza e di contenere la diffusione di fake news.

L’intenzione di limitare il propagarsi di informazioni scorrette sul COVID-19, che rischiano di diventare rapidamente virali, procurando disinformazione e allarme sociale, è già stata espressa dal Capo della Protezione Civile dott. Angelo Borrelli, in quanto questo fenomeno può costituire un ostacolo al lavoro di contrasto alla pandemia. Con lo stesso intento, anche il Ministero della Salute ha recentemente creato una sezione all’interno del proprio sito nella quale segnalare eventuali “bufale” e fornire ai cittadini un’informazione corretta.

Vero e falso: diagnosi TC di polmonite da COVID-19.

In riferimento alla diffusione della notizia secondo la quale la diagnosi TC di polmonite da COVID-19 sia possibile in tempi molto ridotti (20 secondi) grazie a sistemi di intelligenza artificiale, la SIRM precisa che ciò non è vero, in quanto:

1) con la TC è possibile fare solo diagnosi di polmonite interstiziale virale;

2) la TC non può fare diagnosi differenziale fra una polmonite interstiziale da Covid 19 e qualsiasi altra polmonite interstiziale dovuta ad altri virus;

3) non risulta di alcuna utilità far analizzare da un software di intelligenza artificiale le TC in 20 secondi, perché individuare le lesioni, eventualmente presenti, nel parenchima polmonare risulta alla TC assai semplice ed ogni medico radiologo già raggiunge una sensibilità del 100%;

4) in Italia, i medici radiologi, anche nelle aree epidemiche più coinvolte da questa epidemia, non hanno mai procurato alcuna interruzione del servizio e, insieme con l’intero staff dell’area radiologica, sono con abnegazione e spirito di servizio sul loro posto di lavoro;

5) devono essere prioritariamente garantite le procedure di sanificazione delle apparecchiature dopo ogni esame su pazienti positivi o sospetti. Per nessun motivo possono essere condotti esami TC od ecografici, come screening, pena contribuire a diffondere il contagio.

La SIRM, l’American College of Radiology, il Royal College of Radiologists, il Royal Australian and New Zealand College of Radiology e il Canadian Association of Radiologists ribadiscono che:

6) la TC non può essere utilizzata in alcun modo per programmi di screening;

7) la TC, così come le altre metodiche diagnostiche, non può predire l’insorgenza della infezione da Covid-19.

Fake news: intelligenza artificiale nella diagnosi del COVID-19.

Sul tema del ruolo dell’intelligenza artificiale in merito alla diagnostica di COVID-19 si sono espressi anche due esperti del settore.

Il prof. Neri, professore associato di radiologia dell’Università di Pisa, chiarisce che la diagnosi di COVID-19 è primariamente effettuata con il test rRT-PCR (il cosiddetto tampone) e la SIRM ha espresso delle linee guida, specificando che la diagnostica per immagini si deve eseguire a un primo livello attraverso la radiografia del torace, mentre, nel caso in cui si renda necessario un ulteriore approfondimento diagnostico, si esegua la tomografia computerizzata. L’ecografia del torace avrebbe invece una funzione legata al follow-up della malattia.

L’utilizzo della tomografia computerizzata con intelligenza artificiale per fare diagnosi di COVID-19, spiega il prof. Neri, è una fake news legata all’onda emotiva di questa situazione emergenziale. Il quadro radiologico del COVID-19 è sovrapponibile a molte altre forme infettive virali opportunistiche e non opportunistiche, e patologie alveolari polmonari non infettive acute o croniche, per questo l’intelligenza artificiale può solo rilevare la presenza di alterazioni che sono sovrapponibili ma non specifiche del COVID-19. Ciò non toglie che intelligenza artificiale, le cui applicazioni sono attualmente in corso di validazione presso diversi centri di ricerca, possano essere un ottimo strumento diagnostico per la stima di gravità della malattia, nei casi più gravi, e nella predittività della risposta ai trattamenti farmacologici. Tuttavia, ad oggi, conclude il prof. Neri, non ci sono ancora studi di validazione che ne permettano l’utilizzo nella pratica clinica.

Sulla stessa linea anche il parere di Carlo Camnasio, Senior Advisor, il quale afferma che attualmente c’è un grande interesse da parte di diversi centri di ricerca sull’utilizzo di applicazioni di Intelligenza Artificiale in questo campo. Molti centri infatti le stanno già valutando attivamente e iniziano ad arrivare risultati promettenti.

Tuttavia, sono ancora necessari ulteriori approfondimenti al fine di ottenere risultati certificati e al fine di poter impostare i piani per uno sviluppo futuro. Perché si possa giungere a questo risultato, spiega Camnasio, dovranno essere affrontate e risolte le problematiche relative alla standardizzazione dei dati, alla sicurezza degli stessi e allo sviluppo di studi clinici che ne confermino l’efficacia.