SALUTE È/E CARITÀ: PERIFERIE VICINE E LONTANE

OSPITI

  • Dante Carraro, Direttore generale Medici con l’Africa Cuamm
  • Francesco Giuffrida, Responsabile Progetto Nontiscordardimé
  • Adriano Rusconi, Medico
  • Andrea Franzetti, Fondazione San Giuseppe Moscati Onlus

IL TEMA

La salute è carità? Quando la carità diventa salute? Queste le domande sollevate oggi in area Meeting Salute C3 durante l’incontro “Salute è/e carità: periferie vicine e lontane”. Si è infatti parlato di periferie e salute con don Dante Carraro, direttore generale medici con l’Africa, Francesco Giuffrida, responsabile del progetto Nontiscordardimé e Adriano Rusconi, medico. I relatori sono stati moderati da Andrea Franzetti della fondazione San Giuseppe Moscati Onlus.

L'INCONTRO

Il primo a prendere la parola è stato Carraro che, utilizzando molte immagini, ha descritto lo scopo dell’opera che dirige in Africa. Il loro intervento si concentra particolarmente in Sud Sudan, periferia delle periferie, nato all’indomani dell’invito di papa Francesco di occuparsi delle periferie del mondo. Il medico sacerdote ha illustrato: «Noi ci muoviamo nell’ultimo miglio del sistema sanitario, è la caratteristica della nostra attività. Il Sud Sudan, diventato indipendente nel 2011, è grande due volte l’Italia. Ha dodici milioni di abitanti e venti milioni di vacche che vivono con la gente. Vive scontri interni per via del petrolio, quella ricchezza non ancora adeguatamente sfruttata. Le persone vivono nei campi con gli animali. Ci sono strade impraticabili, nessuna infrastruttura, molte mamme partoriscono a casa con rischi altissimi. Quando nel 2009 abbiamo aperto il primo ospedale, nei primi sei mesi è rimasto vuoto. La gente non veniva a farsi curare. Abbiamo compreso che occorreva cambiare qualcosa: dovevamo imparare ad ascoltare confrontandoci con la comunità e le persone, imparare a vivere la vulnerabilità, in quei luoghi altissima e con mille sfaccettature, e imparare a “vivere con”. Entrare, cioè nella cultura sub sahariana per imparare ad interagirci proficuamente». Tale cambio di prospettiva ha dato i suoi risultati: attualmente l’ospedale risponde al bisogno di cura di molte persone, vi nascono tanti bambini e il livello di mortalità è drasticamente diminuito. Un lavoro fatto non solo “per” l’Africa ma “con” l’Africa così come recita il nome dell’associazione.

Il progetto Nontiscordardimé è  nato nel 2016 dal desiderio di papa Francesco di mettere la gente al centro, i più bisognosi al centro. Lo ha raccontato Francesco Giuffrida: «Si tratta di due unità mobili, una pediatrica e l’altra per adulti, che operano grazie alla collaborazione tra vicariato di Roma, Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e cooperativa Osa. Si occupano di portare informazione e sostegno. Assiste gratuitamente i bambini e gli anziani emarginati che necessitano di cure e sostegno e che vivono nelle periferie romane. Ciò grazie alla collaborazione tra medici, infermieri e volontari sul territorio». Il progetto, avviato anche grazie al sostegno di alcune banche trae ispirazione dalle parole pronunciate da papa Francesco in occasione dell’udienza concessa a Confcooperative in cui disse: «Come sarebbe bello se, partendo da Roma, tra le cooperative, le parrocchie e gli ospedali, penso al Bambino Gesù, potesse nascere una rete efficace di assistenza e di solidarietà», dettandone non solo il compito ma anche la procedura operativa. «L’unità sanitaria mobile» ha spiegato Giuffrida «ha iniziato il suo viaggio nelle periferie di Roma per garantire più salute per tutti. Pediatri, medici specialisti, infermieri e assistenti svolgono ogni settimana attività di presidio sanitario territoriale e di assistenza medica primaria per tutti i minori e anziani, portando un aiuto concreto alle famiglie in difficoltà. L’iniziativa mira a mettere insieme le diverse competenze, intercettare i bisogni, conquistare la fiducia delle famiglie, rispettare la loro identità, far capire l’importanza della prevenzione e della cura, fare visite di screening, organizzare incontri su tematiche specifiche come l’allattamento, la vaccinazione, il diabete». Da quando ha iniziato l’attività sul territorio, l’unità mobile ha visitato numerose situazione di fragilità, la maggior parte delle quali di origine straniera e di etnia rom. Ha intercettato quella popolazione degli “invisibili” che altrimenti non si recherebbe mai in ospedale. È riuscita a creare una rete, in collaborazione con numerose parrocchie, in cui oltre che imparare a prendersi cura di sé, le persone potessero incontrarsi, dialogare e conoscersi. Tutto l’uomo viene preso in considerazione. Così la salute può diventare carità.

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