CURA DELLA PERSONA E ATTENZIONE AL TERRITORIO

OSPITI

  • Michele Brait, Direttore Generale ASST di Pavia
  • Emilio Fossali, Direttore del Pronto Soccorso Pediatrico Clinica De Marchi di Milano e Presidente Fondazione De Marchi
  • Achille Lanzarini, Direttore Generale Fondazione Patrimonio Ca’ Granda
  • Andrea Mandelli, Presidente Nazionale Ordine dei Farmacisti
  • Raffaella Pannuti, Presidente Fondazione ANT
  • Alberto Scanni, Oncologo
  • Riccardo Castoldi, Geriatra e gerontologo, Istituto Geriatrico Redaelli di Milano
  • Carmelo Ferraro, Portavoce Laboratorio Sanità MI’mpegno
  • Francesco Laurelli, Direttore Generale Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano

IL TEMA

«Un modo per mettersi in gioco e in discussione sulla cura e dell’attenzione della persona con personalità con diverse professioni». È così che Carmelo Ferraro, portavoce Laboratorio Sanità MI’mpegno, ha introdotto l’incontro “Cura della persona e attenzione al territorio” in Arena Meeting Salute C3. «Cura della persona perché la persona deve sempre essere il centro della nostra attenzione e l’attenzione al territorio ne è una conseguenza. Non si può pensare a interventi singoli. Il dovere che hanno le istituzioni e le strutture è il diritto alla cura»

L'INCONTRO

Il primo che ha messo in gioco la sua esperienza è stato Emilio Fossali, direttore del Pronto Soccorso Pediatrico Clinica De Marchi di Milano e presidente Fondazione De Marchi, che vede ogni giorno fragilità e sofferenza. Il pronto soccorso è il punto estremo delle persone che soffrono e, anche se il nostro servizio sanitario è uno dei migliori al mondo, molto spesso i pazienti si sentono pesi. Il pronto soccorso è un punto di passaggio tra territorio e collocazione territoriale. Il paziente acuto non può entrare in conflitto con il ricoverato. «La soluzione è una “rivoluzione copernicana” che porta al cambiamento partendo dal passaggio da curare a prendersi cura».

Passando ad una gestione pubblica, Michele Brait, direttore generale ASST di Pavia, ha sottolineato la competizione tra pubblico e privato dove il pubblico è sempre sotto pressione burocratiche e regole. L’aspetto gestionale delle strutture pubbliche è messo in crisi dall’aumento dei bisogni e dalle scarse risorse dove il materiale umano è la più grande risorsa perché, come ha confermato, «abbiamo un grande privilegio di essere utili. Interveniamo quando le persone sono in uno stato di bisogno e di necessità per la propria salute. Questo permette di fare “uno scatto di reni” e lavorare magari qualche ora in più».

Il tempo in medicina per Alberto Scanni, oncologo, è uno dei tre punti della crisi della medicina moderna: «Il tempo, variabile soggettiva su cui bisogna riflettere. La parola, intesa come comunicazione e rapporto, elementi fondamentali. La burocratizzazione, la bocconizzazione della medicina, dove l’elemento economico diventa predominante nell’assistenza medica. Il compito del medico, perciò, è quello di chiedere perdono, perché ha una serie di responsabilità e di obiettivi nell’interesse del malato che vanno portati avanti».

Riprendendo questa frase Raffaella Pannuti, presidente Fondazione ANT, collega il campo del malato e del medico al terzo settore. «Bisogna affrontare il sistema sanitario dalla base. E l’innovazione tecnologica è presente nel momento in cui va d’accordo non l’umanizzazione delle cure. L’obiettivo è restare vicino attraverso le cure, l’ascolto del sofferente e della famiglia, le innovazioni tecnologiche e farmacologiche».

Andrea Mandelli, presidente Nazionale Ordine dei Farmacisti, ha precisato l’importante ruolo territoriale delle farmacie, che stanno affrontando la grande sfida di creare una rete ed una squadra dove il paziente e la sua famiglia si può recare come centro di operatività integrato con tutte le figure di cui si ha bisogno. Il paziente a volte chiede solo ospitalità ed accoglienza ed è ciò che Achille Lanzarini, direttore generale Fondazione Patrimonio Ca’ Granda, ha realizzato nei suoi ospedali.

È stato Francesco Laurelli, direttore generale Istituto Ortopedico Gaetano Pini di Milano, a tirare le somme degli interventi, concludendo che «sono le forze del terzo settore che intercettano bisogni e necessità dei pazienti, non solo sotto il profilo sanitario, ma soprattutto sugli aspetti personali e familiari di chi ha la necessità di cure continue».

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