Anche se, in questo periodo storico, l’attenzione mediatica dal un punto di vista sanitario sembra essere esclusivamente rivolta alle affezioni causate dal coronavirus, le altre patologie non si fermano e continuano a colpire indistintamente le persone.

In una vera e propria emergenza sanitaria come quella causata dal COVID-19, le abitudini dei cittadini sono notevolmente cambiate, riducendo anche l’attenzione verso i sintomi che potrebbero indicare patologie di altro genere. La sensazione è che la paura del contagio stia spingendo le persone a rinunciare a cure che potrebbero essere determinanti per la loro salute.
Il rischio è che i soggetti colpiti da patologie come l’ictus celebrale non si rechino al pronto soccorso o tardino a farlo, con il rischio di avere conseguenze gravi, nel momento in cui l’intervento medico non possa essere tempestivo.

COVID-19: la paura del contagio fa diminuire gli accessi ai pronto soccorso.

I dati, purtroppo, lo confermano: un’indagine condotta presso 81 centri della rete delle unità neurovascolari ha infatti registrato nella maggior parte delle regioni italiane un calo tra il 50% e il 60% degli accessi al pronto soccorso da parte di pazienti colpiti da ictus celebrale, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

L’ictus celebrale è una patologia che colpisce migliaia di persone ogni anno ed è una delle principali cause di disabilità e di morte in Italia e nel mondo. Nonostante le cure per questa patologia siano sempre più sofisticate, si tratta di un fenomeno in aumento, in relazione al progressivo invecchiamento della popolazione. Non è quindi così probabile che la diminuzione del numero delle persone che si recano in ospedale dipenda da una reale diminuzione dei casi, ma sembra più credibile che le cause siano dovute al timore di contrarre il coronavirus.

Ictus: COVID-19 e allarme ricadute negative su chi non è affetto da Coronavirus.

Per questo motivo, i neurologi hanno lanciato un allarme, nel timore che la crisi emergenziale possa avere ricadute negative anche su chi non è affetto dal COVID-19.

Le principali associazioni che si occupano di ictus celebrale, AINR Associazione Italiana di Neuroradiologia Diagnostica e Interventistica, ALICe Associazione per la Lotta all’Ictus Celebrale, ANIN Associazione Nazionale Infermieri Neuroscienze, ISO Italian Stroke Organization, OIT Osservatorio Ictus Italia, SIMG Società Italiana Medicina Generale e delle Cure Primarie, SIN Società Italiana Neurologia e SNO Scienze Neurologiche Ospedaliere, coordinate dalla Comunità Angels, hanno diffuso il video L’ictus non resta a casa per sensibilizzare i potenziali pazienti in modo che si sottopongano tempestivamente a controllo medico nel caso di sospetto di ictus.

Il messaggio di sensibilizzazione vuole tranquillizzare i pazienti sulla sicurezza e sulla piena operatività dei reparti degli ospedali italiani, nei quali possono essere assistiti e ricoverati coloro che si sospetta siano stati colpiti da ictus. Gli ospedali hanno infatti predisposto percorsi sicuri all’interno dei quali gestire i pazienti affetti da altre patologie senza rischio di contagio da COVID-19.

Ictus: l’importanza di riconoscere i sintomi tempestivamente.

Per poter agire con tempestività ed evitare conseguenze irreversibili, come la morte o la disabilità, è fondamentale riconoscere i sintomi dell’ictus e, nel caso, contattare immediatamente i medici predisposti alla cura di questa patologia.
Sono indicatori di possibile ictus in corso:

  • Improvvisa difficoltà nel movimento di un braccio o di una gamba o di entrambi gli arti dello stesso lato del corpo;
  • Improvvisa difficoltà a parlare o a comprendere le parole altrui;
  • Bocca storta;
  • Difficoltà a coordinare i movimenti e perdita dell’equilibrio;
  • Violento dolore al capo localizzato in un punto preciso.

In presenza anche di uno solo di questi sintomi, è indispensabile chiamare immediatamente il 112 o il 118.