Distanziamento sociale? No grazie. L’intervento del dott. Prosperi e della dott.ssa Frances Calabria

Il Dott. Enrico Prosperi, specialista in Psicologia Clinica e Presidente Società Italiana di Educazione Terapeutica, e la sua collega dott.ssa Mary Frances Calabria, specialista in Psichiatria, hanno affrontato il tema del distanziamento sociale, segnalando i rischi e i possibili fraintendimenti che l’uso di questo termine può generare.

Il distanziamento dovrebbe essere solo fisico per ridurre i rischi di contagio, mentre questa espressione, se interpretata come evitamento della socializzazione, può essere dannosa.

Il lockdown, misura preventiva attuata per arginare la pandemia, ha avuto effetti positivi riguardo alla diffusione del contagio, ma anche effetti collaterali come il cambiamento delle abitudini di vita e sociali. Si è poi constatato, dicono i due specialisti, un atteggiamento di crescente diffidenza tra le persone, senza che ce ne fossero motivi giustificati dalle evidenze scientifiche e dagli studi sulle modalità attraverso le quali il virus si può contagiare.

Ciò che si è perso, oltre al contatto fisico, è purtroppo anche il contatto umano: nulla impedirebbe di sorridersi né di guardarsi negli occhi, tuttavia le paure e la disinformazione hanno contribuito ad allontanare le persone e a indurle ad abbassare lo sguardo.

I due medici si chiedono quale sia, al di là di tutto, il vero confine tra confine tra fobia e sprovvedutezza, tra ipocondria e ingenuità, tra ossessione e menefreghismo e come evitare che questi atteggiamenti creino danni alla nostra società.

Usare gli strumenti corretti e farsi guidare prima di tutto dall’equilibrio, dal buon senso, dal raziocinio, dal giudizio, dalla conoscenza e dall’informazione sono i corretti modi d’agire per evitare che il distanziamento si trasformi in odio e terrore, portando gravissime conseguenze.

Meeting salute - distanziamento fisico ma non sociale

Distanziamento fisico anziché distanziamento sociale

Le parole sono importanti e lo sanno bene il dott. Enrico Prosperi e la dott.ssa Mary Frances Calabria, che nel loro intervento stigmatizzano l’uso del termine “distanziamento sociale”. Il bombardamento mediatico che abbiamo subìto in questo periodo con l’utilizzo di questa espressione ha già fatto danni, generando una forte diffidenza verso il prossimo e ostilità: dai runner ai padroni dei cani, dalle mamme che portano i propri figli a prendere un po’ d’aria fino a i caregiver dei portatori di handicap, chiunque non avesse apparentemente un giustificato motivo per uscire è stato visto come un nemico, quindi attaccato, giudicato e persino offeso con insulti.

L’errata interpretazione dell’espressione distanziamento sociale rischia di portare all’evitamento della socializzazione, che invece è fondamentale, avvertono i due specialisti, per affrontare al meglio una situazione di forte stress come quella che stiamo vivendo.

Anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, in un briefing del 20 marzo, aveva preso una posizione netta nei confronti della comunicazione da utilizzare in questo frangente, suggerendo di utilizzare il termine distanziamento fisico, senza dimenticare l’importanza della connessione sociale per il mantenimento della salute fisica e mentale.

Parlare di distanza fisica fa riferimento alla necessità di evitare il contatto fisico e di privilegiare le buone pratiche di igiene, atteggiamenti che comunque dovrebbero rappresentare la normalità in un paese civile. Al contrario, parlare di distanza sociale, avvertono i due specialisti, rischia di portare a un eccessivo isolamento che può aumentare lo stress, causando ricadute anche sulla salute delle persone, con un abbassamento delle difese immunitarie e un incremento di patologie fisiche e mentali.

A dimostrazione di ciò esistono prove scientifiche: infatti, secondo una ricerca della professoressa Holt-Lunstad, le relazioni sociali condizionano in modo importante il benessere psico-fisico, mentre nel caso in cui si dimostrino povere o insufficienti, si possono riscontrare conseguenze fisiche con un rischio di mortalità alla stregua dell’obesità, del fumo di sigarette o dell’inattività fisica.

Nel loro intervento, i due medici fanno riferimento a ciò che, sulla stessa linea di pensiero, sostiene Jamil Zaki, professore di Psicologia della Stanford University. Il distanziamento sociale, infatti, secondo lo studioso, “spinge contro gli esseri umani” e facilita lo sviluppo di pregiudizi, stigmatizzazione, comportamenti evitanti e fobici e una sfiducia nei confronti degli altri individui visti come possibili untori.

I rischi del distanziamento sociale nella fase 2

Il dott. Enrico Prosperi e la dott.ssa Mary Frances Calabria analizzano anche i rischi del distanziamento sociale durante cosiddetta fase 2.

Nell’affrontare la fase 2 esiste il serio rischio che questo atteggiamento sospettoso nei confronti degli altri, alimentato dalla paura del contagio, possa accrescersi e creare tensioni anche nel momento in cui si fa la fila al supermercato o si incrociano le persone sul marciapiede.

Il distanziamento sociale, inoltre, avvisano i due specialisti, aumenta il rischio di abusi domestici, esercitando così un maggiore controllo e potere sulle vittime.

Dopo un periodo in cui molto è stato sottratto molte famiglie, nella fase 2 è fondamentale ricordarsi che l’unico distanziamento da rispettare è quello fisico. Nella fase 1 molte famiglie, colpite dal virus, non hanno avuto la possibilità di dare l’ultimo saluto ai propri cari, molte persone anziane si sono trovate sole senza la possibilità di contatto, molte donne vittime di maltrattamenti si sono trovate a stretto contatto con i loro aguzzini. Così come i bambini, che non hanno potuto andare a scuola, o i malati cronici, che hanno dovuto affrontare le loro malattie da soli.

Se tutto ciò ha avuto il senso di tutelare il bene collettivo, ora con la fase 2 è fondamentale riallacciare le relazioni e gli scambi, ridurre le distanze e tutelare chi è più debole e si trova in maggiore difficoltà.

I due medici concludono sostenendo che le parole “sociale” e “distanziamento” non possono in nessun modo stare vicine.

Il distanziamento fisico, che si rende necessario per contrastare la pandemia, non deve portare alla perdita delle connessioni sociali, del senso di comunità e appartenenza e della condivisione di obiettivi, ideali e valori.

Distanziamento fisico? Si.

Distanziamento sociale? No, grazie.