Medicina e Persona, associazione fra Operatori Sanitari attiva dal 1999 con la finalità di valorizzare il lavoro, le capacità e le competenze professionali di chi opera nel settore sanitario, ha condotto alcune interviste per fare chiarezza sul coronavirus e di far conoscere le condizioni dei reparti ospedalieri in cui viene affrontata la malattia. Spesso infatti le notizie che circolano sono incomplete o scorrette e danno adito a interpretazioni errate, con possibili conseguenze negative.

Proprio al fine di avere informazioni precise e corrette, Paola Marenco di Medicina e Persona, ha rivolto alcune domande a due medici impegnati personalmente nella lotta al virus: il professor Carlo Federico Perno, virologo dell’Università di Milano e direttore del laboratorio di microbiologia dell’Ospedale Niguarda di Milano e il professor Roberto Fumagalli, direttore dell’Anestesia e Rianimazione del Niguarda.

Durante la duplice intervista si sono affrontati diversi temi riguardanti il coronavirus: in particolare, con il professor Perno si è parlato della pericolosità della malattia, delle modalità di contagio, della sopravvivenza del virus sulle superfici, quindi della probabilità che abbia un andamento stagionale e della possibilità di generare anticorpi protettivi.  L’intervista al professor Fumagalli ha affrontato anche aspetti clinici su quali siano i sintomi, su come venga trattata la malattia e quali siano le condizioni in cui versano gli ospedali.

Covid-19: pericolosità della malattia, modalità di contagio, sopravvivenza del virus sulle superfici.

Il professor Perno ha spiegato perché si tratta di un virus molto pericoloso per l’uomo: il Covid-19 è un coronavirus, famiglia di virus che si rendono responsabili di malattie di varie gravità, dal raffreddore alle polmoniti. Questo è uno dei tre coronavirus arrivati dagli animali: il primo è stato la Sars-Cov, poi c’è stata la Mers-CoV, che passa difficilmente all’uomo ma ha una mortalità molto elevata, quindi il Covid-19 che si è adatto all’uomo molto rapidamente. La sua pericolosità è molto elevata in quanto ha i recettori per infettare sia l’albero respiratorio superiore (rino-faringe), sia l’albero respiratorio inferiore: è in grado di dare sia il raffreddore, ed essere quindi molto infettivo, sia polmoniti.

La sua trasmissione avviene prevalentemente entro un rapporto interumano diretto, mentre la permanenza nell’ambiente è molto contenuta. Proprio in articolo pubblicato in questi giorni su The New England Journal of Medicine si dice che il virus permane sulle superfici in condizioni particolari e tende a svanire in un tempo abbastanza contenuto. Di conseguenza, per evitare di trasmetterlo è importante evitare soprattutto il contatto diretto, anche attraverso le mani.

Il professor Perno ha spiegato, poi, che i contagiati sintomatici sono altamente infettanti, mentre l’asintomatico puro è poco infettante. Esiste poi una “zona grigia” che riguarda le persone che iniziano ad avere i primi sintomi: in quel caso parrebbe che ci sia una alta possibilità di contagio, tanto che l’8% degli infettati totali sono medici e paramedici che spesso si trovano a contatto con queste persone.

 

Covid-19: il virus può ripresentarsi?

Per quanto riguarda la possibilità che il virus si ripresenti o che possa scomparire del tutto, i dati a disposizione non sono ancora sufficienti. Sebbene si tratti di un virus RNA, sembra essere meno esposto a mutazioni in quanto contiene un enzima che blocca la capacità di mutare del virus stesso. Ciò è un vantaggio in quanto nel momento in cui un virus muta, gli anticorpi sviluppati non sono più in grado di bloccarlo, tuttavia non si sa ancora se questo virus sia in grado di generare anticorpi protettivi o meno. Tutti i virus RNA che non stazionano nell’organismo hanno un andamento ciclico ed è ragionevole pensare che quando sparirà, sparirà del tutto e se dovesse tornare sarebbe un nuovo virus.

Tutto ciò a condizione, però, che l’eradicazione sia totale e riguardi anche gli altri paesi, altrimenti c’è il rischio che il fenomeno si ripresenti.

 

Covid-19: aspetti clinici su sintomi, trattamento della malattia e condizioni in cui versano gli ospedali.

Anche il professor Fumagalli ha sottolineato come si tratti una malattia molto grave, una polmonite che attacca le persone più fragili, spesso conducendole alla morte, ma che non risparmia nemmeno le persone più giovani e che non ha terapia specifica. Attualmente non si hanno certezze sugli effetti benefici degli antivirali: è l’organismo che reagisce al virus supportato nei casi meno gravi dalla ventilazione non invasiva per permettere agli alveoli dei polmoni di respirare o, dove non è sufficiente, in rianimazione attraverso ventilatori che fanno funzionare i polmoni. In questi giorni è stato pertanto necessario incrementare notevolmente il numero di posti letto, trasformando interi reparti in reparti per il Covid-19. Nella sola Lombardia i posti letto in rianimazione sono passati da 700 a quasi 1200.

È pertanto necessario avere attenzione ai sintomi precoci che generalmente sono aspecifici: febbre, mal di gola, tosse, in alcuni casi anche nausea e diarrea. L’elemento clinico discriminante è la difficoltà a respirare. Inoltre, l’evoluzione è molto rapida e, se non si è esperti, in caso di dubbio è opportuno consultare il medico.

Entrambi i medici hanno chiuso il loro intervento con una importante osservazione su come questo fenomeno abbia aperto le porte al cambiamento. Nulla sarà come prima: la scoperta delle difficoltà ma, allo stesso tempo, la riscoperta della capacità di essere solidali sono i sintomi di un importante cambiamento che ci porterà ad essere migliori.

 

Si ringrazia Medicina e Persona per l’utile intervista che permette di fare chiarezza sull’emergenza coronavirus e di proiettare una luce di speranza sul prossimo futuro.

Guarda l’intervista completa: