«Buongiorno, Daniela, sono uno degli infermieri che ha assistito suo padre in reparto.»

Comincia così il messaggio che Daniela, a sorpresa, ha ricevuto pochi giorni fa.

Il primo aprile suo padre è morto in ospedale mentre lei era in casa. A causa delle restrizioni per l’emergenza sanitaria non le è stato possibile andare in ospedale a vederlo per l’ultima volta, né organizzare il funerale.

Sebbene tutto possa sembrare come prima, sebbene la vita continui ad andare avanti come se niente fosse, qualcosa di molto importante è cambiato: il suo papà ormai non c’è più.

«Il sole continuava a splendere, il vento muoveva i rami dell’acero in giardino, la siepe buttava nuovi getti, le margherite ondeggiavano. Su internet la polemica delle Messe a porte chiuse e delle mascherine introvabili, e babbo non c’era più», racconta Daniela dalle pagine del suo blog.

Niente era stato sufficiente a salvarlo: non era servito l’avere evitato il contagio, non era valso a nulla il fatto che il tampone fosse risultato negativo, niente avevano potuto nemmeno lo smart working né l’amore dei suoi cari.

I pensieri di Daniela, mentre guardava la foto del suo papà, non potevano che portarla a domandarsi a che cosa fosse servito nascere e vivere se poi, nel momento più importante, nessuno dei figli e nipoti aveva potuto far nulla per impedire che «il grande cuore» di suo padre «si fermasse».

Meeting salute - L'amore non finisce mail

Daniela racconta che suo padre è stato portato nella cappella di famiglia, nel cimitero di una frazione di Brisighella. Una cappella semplice e funzionale com’era dello stile dei tre fratelli che l’hanno fatta costruire: fuori in pietra e mattoni, dentro in marmo. La sua urna è stata posta di fronte a quella di sua moglie. La mamma di Daniela è morta sette anni fa, il primo febbraio del 2013. I ricordi di Daniela corrono indietro nel tempo, a quando era piccola: sembra passato pochissimo tempo da quando suo padre la sollevava facendola volare in aria e sua madre stava ai fornelli.

Il ritorno a casa dal cimitero è stata l’occasione per ripercorrere le stanze che ora sono solo mura silenziose e ripensare assieme al fratello ai momenti vissuti assieme ai genitori in quella casa. «Tanta vita, tutta di seguito, è passata» scrive Daniela. «Le ceramiche che avevo regalato loro adesso stanno inutili sui mobili in sala. Se le vedessi in una vetrina non mi fermerei. Resta la bellezza di come mamma le spolverava e babbo attento ci attaccava sotto il velluto per non rigare i mobili.»

E dal giorno in suo padre se n’è andato, non è rimasto nient’altro che l’amore.

Fino a qualche giorno fa, mercoledì sei maggio, quando è giunto quel messaggio inaspettato da uno degli infermieri che hanno assistito in ospedale il padre di Daniela. Poche parole, rispettose e quasi timide: “Innanzitutto le rinnovo le condoglianze per la perdita di suo padre, inoltre volevo chiederle se poteva dirmi dove è stato seppellito Pietro. Molti di noi, quando Pietro è deceduto, si trovavano nell’impossibilità di recarsi al lavoro, quindi avremmo piacere di portare un saluto a lui che ormai era uno di noi”.

«Eccolo quell’amore» scrive, allora, Daniela. Sebbene non sia potuta stare accanto a suo padre del momento della sua morte, ora sa che non è stato abbandonato: c’erano gli infermieri e le infermiere a fargli compagnia, persone che lei definisce «cuori veri».

Quando tutto finalmente sarà finito, andranno tutti assieme al cimitero a trovare il papà: una promessa che è luce di speranza e segno di una vita che prosegue, come l’amore, oltre la morte: «al Poggiale ci andremo insieme, quando si potrà, a ringraziare della vita che c’è stata, che c’è, che non finisce perché la vita non finisce, è come l’amore, e l’amore non finisce mai».